Patrizia Toia ( Gruppo S&D): ” L’ attuale situazione greca e i negoziati”

 

Come avrete appreso dai giornali, il governo di Papademos ha annunciato la conclusione di un accordo generale con la troika, che consentirebbe un ulteriore prestito da parte delle istituzioni europee per evitare il fallimento greco. Resta ancora il via libera definitivo da parte dell’Eurogruppo del prossimo mercoledì e la ratifica da parte delle forze politiche.

Se da un lato tiriamo tutti un sospiro di sollievo, dall’altro però, se analizziamo le richieste contenute nell’accordo (come il taglio di 15.000 dipendenti pubblici e la riduzione dei salari minimi), che vanno ad aggiungersi a quelle già sostenute dal popolo greco, prevale la preoccupazione per la possibile tenuta sociale della società greca.

La preoccupazione riguarda sia, appunto, le conseguenze sulla società greca, sia l’efficacia stessa di queste misure che aggiungendo tagli a tagli rischiano di portare al collasso un intero corpo sociale, senza però risolvere effettivamente né la situazione del debito né tanto meno quella della ripresa.

Per altro l’atteggiamento dei Ministri delle finanze dell’Eurozona e anche di qualche esponente della Commissione Europea, che sembrano non sentirsi sufficientemente rassicurati, esasperano ulteriormente la situazione.

A questo proposito mi sembra opportuno farvi conoscere la lettera che il capogruppo del nostro Gruppo S&D, Swoboda, ha inviato a Barroso (qui nella traduzione italiana).

Sono in molti a sostenere che tali misure, pur così “crudeli” rispetto alla classe media e ai lavoratori, non sono comunque risolutive, forse è quindi necessario trovare un’altra strada più coraggiosa o più solidale verso uno Stato membro dell’Unione.

In termini democratici, poi, si pone un problema di legittimazione delle scelte della Commissione e degli organismi più tecnici da parte dell’istituzione democratica ed elettiva che è il Parlamento europeo.

 

Caro Presidente,
Le scrivo per esprimere la grande preoccupazione del Gruppo S&D a proposito dei termini delle condizioni
imposte dall’Unione Europea come prezzo per il via libera dell’ultima tranche del fondo d’aiuto.
I rappresentanti della Commissione sembrano essere stati guidati da affermazioni infondate per cui la
Grecia non avrebbe compiuto sforzi sufficienti per ristabilire la sostenibilità fiscale e per questo ha imposto
condizioni poco legate all’economia e molto di più legate all’ideologia.
I documenti dimostrano che dal 2009, il deficit del governo Greco è stato ridotto dal 15,8% al 9,3% del PIL.
In vero, questi dati sminuiscono il risultato per due ragioni:
1. Al netto del pagamento degli interessi, il Governo greco ha tagliato il suo deficit
portandolo, per lo stesso periodo, dal 10,6% al 2,4% del PIL. Questo enorme
risultato mascherato e minato dalle reazioni del mercato finanziario, che ha spinto i
tassi d´interesse a livelli intollerabili;
2. Se la Grecia non fosse stata in recessione, il suo deficit di bilancio – includendo il
pagamento degli interessi- sarebbe stato del 5,3% piuttosto che del 9,3%.
I due ostacoli del bilancio greco sono fuori dal suo controllo: tasso di interesse e recessione. La maggior
parte delle colpe devono fermarsi alle porte della Commissione europea, della BCE e soprattutto del
Consiglio Europeo. Questo è il fallimento ripetuto di queste istituzioni nell’adozione delle misure necessarie
a risolvere la crisi dell’Eurozona – e soprattutto per il rilancio della crescita- che ha spinto il mercato
finanziario alla speculazione sul default greco. Sono le politiche di estrema austerità imposte alla Grecia che
la guidano verso una profonda recessione. Cosi come il PIL cala, naturalmente il debito cresce
inesorabilmente.
Come per il deficit, così per la competitività. Dal 2000 fino al 2009, il costo del lavoro è aumentato del 15%,
molto più rapidamente che nel resto dell’Europa. Solo negli ultimi due anni la Grecia ha perso la metà della
sua competitività.
Sia per quanto riguarda il deficit, che per la competitività. Dal 2000 al 2009, il costo del lavoro in Grecia è
cresciuto del 15% più in fretta della media UE. Nonostante questo, in due anni di governo PASOK, la Grecia
ha riguadagnato metà della competitività precedentemente persa. Di nuovo, un enorme risultato che
dovrebbe essere applaudito e supportato da Bruxelles.
Il mio gruppo, di conseguenza, si ritiene fortemente in disaccordo con le premesse della Troika – che la
Grecia non abbia fatto abbastanza e che si debbano chiedere ulteriori sacrifici ad un paese nel quale la
disoccupazione conta 1 milione di persone, su una forza lavoro totale di 5 milioni, e gli standard di vita sono
caduti del 34% dal 2004.
Ancora peggio sono le soluzioni proposte dalla Troika, che si basano poco sull´economia. Il taglio proposto
nel salario minimo, per esempio, avrà un’influenza minima sulla competitività, ma un forte impatto
negativo sulla domanda aggregata, spingendo ulteriormente il paese verso la recessione e isolando le
persone meno pagate per un’ulteriore punizione.
Il Gruppo Socialista e Democratico crede che l’approccio punitivo ed ideologico della Troika per quanto
riguarda il problema del debito pubblico greco sia un grosso tradimento del modello sociale Europeo e della
solidarietà che è un principio fondamentale dell’Unione. Non ultimo dei problemi che devono essere
urgentemente affrontati è quello della responsabilizzazione dei funzionari che hanno disegnato ed imposto
alla Grecia questo mix tossico di politiche pro-cicliche e socialmente devastanti.
Per questo spero che sia lei che il Vice-presidente per gli Affari Economici e Monetari, il signor Rehn, sarete
preparati, alla prima occasione possibile, a venire a discutere di questo argomento al Parlamento Europeo.
Per quanto riguarda questo, chiederò al Presidente del Parlamento di organizzare un incontro appropriato
per rispondere alle domande del Parlamento sulla natura del programma di condizionalità, sul mandato
dato ai funzionari coinvolti e sulle basi economiche delle loro ricette.
Cordiali saluti
Hannes Swoboda