UNA LETTERA APERTA DI RAFFAELE D’ORAZI

Raffaele D'Orazi

 

LETTERA APERTA
 
         “In questi ultimi tempi assistiamo sempre più ad una bagarre politica, imperniata maggiormente
         sulle risse personali dei vari contendenti che hanno un ruolo istituzionale o di partito, che non 
         ad azioni finalizzate ad enunciare principi di buonsenso, trasparenza e coerenza per poi metter-
         le in atto; così che si sta semplificando una società alla deriva senza più riferimenti di valori, di
         rispetto, di educazione, di civiltà e di una economia solidale che possa dare il giusto sostenta-
         mento alle classi più disagiate.
         
         A volte ci si domanda se certi insegnamenti dati dalle due encicliche papali quali LEONE XIII  con
         la “RERUM NOVARUM” e GIOVANNI PAOLO II con la “CENTESIMUS ANNUS”, che più che mai
         danno un approfondimento ed una meditazione particolre, soprattutto per chi è di estrazione cat-
         tolica, (ma anche  i finti cattolici dovrebbero prenderne esempio), siano trasparenti per i tempi che
         stiamo percorrendo, ossia se esiste il senso del significato di servizio verso gli altri, verso quel
         prossimo nello spirito vero della solidarietà, che in questi ultimi periodi sarebbe più che necessario
         riprendere nel cuore e negli animi di ognuno di noi in virtù di quelle infinite vicende che attanagliano
         il mondo diversificando le disparità economiche fra i più ricchi e i più poveri.
 
         In un passaggio delle encicliche si evince: “Mediante il suo lavoro l’uomo si impegna non solo per 
         sè stesso, ma anche per gli altri e con gli altri, ciscuno collabora al lavoro ed al bene altrui; l’uomo
         lavora per sopperire ai bisogni della sua famiglia, della comunità di cui fa parte, della nazione e in
         definitiva dell’umanità tutta.
         L’obbligo di guadagnare il pane con il sudore della propria fronte suppone al tempo stesso un diritto;
        una società in cui questo diritto è sistematicamente negato, in cui le misure di politica economica 
        non consentono ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazionme, non può conseguire 
        nè la sua legittimazione etica nè la pace sociale. “
 
       Se tutto quanto sopra viene calpestato da imprenditori privati, c’è l’obbligo di condannarli e di perseguirli 
       legalmente, ma se i più elementari e principali diritti per mantenere la dignità dei lavoratori, viene calpe-
       stata dalle amministrazioni pubbliche, chi le amministra dovrebbe essere messo al bando.
        
       Mi spiego; in qualità di consigliere di minoranza nel comune di Vitorchiano, per la lista Miglioramento,
       raccogliendo le istanze di operai dipendenti della cooperativa che gestisce alcuni servizi della stessa
       amministrazione vitorchianese, si evince che alla data del 6 giugno ancora dovevano essere retribuiti
       per le mensilità di aprile e maggio e che qualcuno prende mensilmente la eccezionale cifra di euro 230;
       ma quel che resta incomprensibile il motivo per il quale la cooperativa che gestisce tali servizi è di Tarquinia,
       credo che sia molto più semplice gestire tali servizi a livello locale e dare una più adeguata retribuzione 
       a quei lavoratori che sicuramente oggi sono sull’orlo della sussistenza; ma penso è ancor più grave adottare
       un metodo di lavoro che assapora più l’idea d’un sistema padronale e privo di tutele approfittando della
       necessità che hanno i lavoratori stessi difronte al fatto di trovarsi ad affrontare una crisi che non prospetta segni
       occupazionali.”
 
                                                                        RAFFAELE D’ORAZI