La Compagnia del Capagno inizia a produrre i suoi primi frutti

Nel convegno di questa mattina in Provincia presentati i risultati della prima fase del progetto di rete territoriale di agricoltura sociale

 

Riabilitazione e integrazione lavorativa di persone con disabilità e collocazione sul mercato di prodotti biologici: questi gli obiettivi dell’iniziativa

 

Agricoltura sociale, riabilitazione e integrazione lavorativa di persone con disabilità, collocazione sul mercato di prodotti biologici, realizzazione di una rete territoriale composta da attori pubblici, privati e del privato sociale.

Sono questi gli elementi distintivi del progetto La Compagnia del Capagno, la cui prima fase, a circa tre anni dalla sua nascita, è giunta a un primo punto di arrivo e i cui risultati sono stati illustrati questa mattina nel corso di un convegno che si è tenuto in Provincia, dal titolo “Potenziamento della rete territoriale dell’agricoltura sociale nella Tuscia”.

La Compagnia del Capagno è un’iniziativa innovativa, dal punto di vista dell’agricoltura sociale e dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, e si distingue per il coinvolgimento fattivo di diversi attori che operano nel territorio: un partenariato che vede insieme un’associazione di volontariato, Amici di Galiana, il servizio Veterinario e quello del Disabile adulto della Ausl di Viterbo, il Dipartimento DEAR dell’Università della Tuscia e l’associazione “Il Giardino di Filippo” di Viterbo. Determinante, inoltre, al fine di poter entrare nella fase realizzativa, è stato il contributo della Fondazione Carivit.

Il Capagno, tipica espressione viterbese che indica il cesto di vimini, rappresenta il simbolo dei prodotti derivanti da una buona terra  e intende utilizzare il grande patrimonio agricolo della Tuscia per poter realizzare alcune azioni formative di utenti del servizio disabili in imprese agricole. In questi mesi, inoltre, l’ampliamento della rete territoriale ha portato al coinvolgimento della società Biobox, partner commerciale per la collocazione sul mercato dei prodotti delle imprese che parteciperanno ai percorsi di inclusione.

Il convegno di questa mattina, moderato dal professor Saverio Senni dell’Università della Tuscia, è stato soprattutto un’occasione propizia di confronto tra gli attori protagonisti del progetto, le associazioni di categoria e le istituzioni per fare il punto sui risultati finora raggiunti e per ragionare sulle prospettive di sviluppo del Capagno, anche a livello regionale.

Da questo punto di vista, è stata significativa la presenza del presidente della commissione Agricoltura della Regione Lazio, Francesco Battistoni, che ha comunicato ai presenti l’apertura, la prossima settimana, di un tavolo di lavoro con le cooperative sociali al fine di predisporre un iter legislativo a sostegno dell’agricoltura sociale. Tavolo nel quale è stata invitata la Ausl di Viterbo, nel ruolo di supervisore, anche sulla scorta di iniziative realizzate in questo ambito, come quella del Capagno.

In rappresentanza dell’azienda sanitaria locale, è intervenuto il capo della segreteria della direzione strategica, Maurizio Donsanti.

“L’agricoltura sociale – ha detto Donsanti – trova nella provincia di Viterbo un’opportunità, per così dire naturale, per favorire l’inclusione sociale e lavorativa di persone con disabilità. L’integrazione di questi ragazzi rende migliori tutti noi. Ci obbliga ad aprire gli occhi e il cuore per incontrare il sorriso di ognuno di loro e per ritrovare la nostra vera dimensione. La direzione generale della Ausl di Viterbo, per tutte queste ragioni, sarà sempre attiva per ogni futuro progetto di utilità sociale”.

Infine, in rappresentanza degli assessori provinciali, Paolo Bianchini e Franco, è intervenuta Laura Crisci, responsabile dell’Ufficio handicap di Palazzo Gentili.

“La Provincia di Viterbo – ha commentato la dottoressa Crisci – è molto vicina alla realtà del Capagno. Sono passati tre anni da quando organizzammo a Palazzo Gentili un incontro Ecm con la Ausl: in quell’occasione per la prima volta si parlò di rete territoriale. Sembrava un progetto assurdo, e invece oggi quella rete è stata creata, portata avanti e arricchita dai contributi di enti, istituzioni e associazioni di volontariato, ottenendo importantissimi risultati. La rete, insomma, funziona, con tanti progetti sul territorio per far sì che i ragazzi con disagio non siano mai ultimi. Manca ora una normativa di riferimento e per questo chiediamo il sostegno delle istituzioni”.