MERLANI: “LAVORARE PER UN RIEQUILIBRIO DELLE PROVINCE E USCIRE DALL’IMMOBILISMO”

Le dichiarazioni del presidente di Confindustria Viterbo negli incontri con le candidate alla presidenza del Lazio

“La crescita del Lazio non può prescindere da un riequilibrio delle province, per evitare di alimentare un sistema economico a due velocità”. Non usa mezze parole il presidente di Confindustria Viterbo Domenico Merlani negli incontri con le candidate alla presidenza della Regione Lazio per il Pdl Renata Polverini e per il Pd Emma Bonino. “Questo significa individuare le giuste sinergie, considerando la rilevanza di Roma e le peculiarità di ciascun territorio. Per quel che riguarda Viterbo e la sua provincia penso al sostegno per la crescita del Distretto Industriale di Civita Castellana, eccellenza nel  settore della ceramica,  alle sviluppo del Turismo e al rilancio delle Costruzioni attraverso la realizzazione di Piani per l’Edilizia Sociale”.
“I dati pubblicati i questi giorni dall’Istat ci dimostrano come nel 2009 nel centro Italia il comparto industriale che ha sofferto maggiormente la crisi, con effetti tremendi su imprese e occupazione, è stato quello delle Costruzioni e tutto il suo indotto”.
“Dobbiamo in tempi rapidi uscire dalla cristallizzazione dell’urbanistica che si è creata nella regione e soprattutto nelle province”.
“La politica, in questa fase delicata della nostra economia, può e deve svolgere un ruolo fondamentale, ad ogni livello istituzionale e con grande senso di responsabilità tenendo ben presente che gli imprenditori per operare hanno bisogno di regole e certezze. D’altro canto in quarant’anni di governo dell’assetto territoriale e pianificazione urbanistica da parte della Regione Lazio, quasi sempre riassumibili nell’icona del tutto vietato hanno prodotto un territorio regionale fortemente squilibrato e un’espansione a macchia d’olio dell’area urbana della capitale”.

SEMPLIFICARE LE PROCEDURE
“L’attuale sistema che regola la tutela e la gestione del territorio penalizza le professionalità e le competenze, a causa di meccanismi e regole che creano sovrapposizioni e soprattutto rendono estremamente difficile realizzare quelle trasformazioni in tempi coerenti con le esigenze dello sviluppo. Una esigenza prioritaria è la chiarificazione dei ruoli tra pubblico e privato che va riportato a una semplificazione quale è quella che si riscontra in tutti i Paesi dell’Europa occidentale, dove poche regole e una forte responsabilizzazione delle imprese si accompagnano a un rigoroso ed efficace controllo da parte dell’operatore pubblico. Una semplificazione normativa, del resto, facilita la trasparenza, evitando comportamenti non corretti di operatori improvvisati o senza scrupoli, che sono spesso il risultato della cristallizzazione urbanistica che impedisce di fatto di rendere concreti gli obiettivi di riqualificazione ambientale e urbana, e una trasformazione urbanistica in linea con le esigenze dello sviluppo e di migliore qualità della vita espresse dalla società civile”.
 
CONSENTIRE AI COMUNI LA PIANIFICAZIONE URBANISTICA LOCALE
“Egualmente va rivisto l’attuale quadro di pianificazione che, nel modo in cui è stato attuato, rende di fatto difficoltosa una gestione dell’urbanistica da parte dei Comuni. Anche qui ogni amministrazione deve svolgere il proprio ruolo, senza sovrapposizioni. Questo significa che la pianificazione regionale, e oggi anche quella provinciale, debbono fornire indirizzi generali e definire solo le invarianti essenziali, lasciando poi ai Comuni le scelte specifiche legate alla trasformazione del territorio ed esercitando a valle una funzione di controllo, in modo da evitare processi burocratici che si trasformano in un infinito gioco dell’oca”.
 
IL DIRITTO ALLA CASA, UN DIRITTO PER TUTTI
“Garantire a tutti un’abitazione decorosa è una priorità divenuta irrimandabile. È essenziale favorire il processo di accesso alla casa da parte non solo delle classi sociali più deboli, ma anche di fasce di ceto medio che oggi, pure per gli effetti della crisi economica, non riescono a garantirsi un’abitazione adeguata. Secondo le nostre rilevazioni, nel Lazio occorrono almeno 60 mila nuovi alloggi, la cui realizzazione necessita di nuove modalità e percorsi che consentano la migliore valorizzazione possibile delle già limitate risorse pubbliche, perseguendo obiettivi concreti di housing sociale, anche valorizzando le potenzialità espresse nella legge regionale per il Piano casa”.
“In particolare è essenziale l’individuazione di soluzioni innovative volte a contenere i costi delle aree, a valorizzare l’esperienza e le competenze del sistema imprenditoriale. Questo significa evitare confusione nei ruoli rispettando le specifiche competenze di ogni attore, favorendo la concentrazione e l’integrazione tra imprese sia rispetto alla fase di promozione immobiliare che a quelle della costruzione e della successiva gestione anche in termini di servizi. A tale scopo le organizzazioni e associazioni imprenditoriali possono svolgere un ruolo importante di aggregazione e di indirizzo. Inoltre, vista l’esiguità di risorse pubbliche, è auspicabile coinvolgere il capitale privato attraverso meccanismi che garantiscano l’equilibrio economico degli interventi, mentre per il reperimento delle aree, si dovrà consentire agli Enti locali una modifica degli strumenti urbanistici vigenti, con procedure accelerate”.
 
IL PIANO CASA, UN PROVVEDIMENTO DA RIVEDERE
“La legge 21 sul Piano casa costituisce uno strumento importante sotto diversi punti di vista. Innanzitutto incentiva l’investimento relativamente agli ampliamenti, così come sono state poste le premesse per operazioni di sostituzione edilizia, di riqualificazione e di ripristino ambientale. Significativa è poi la parte dedicata alle procedure e all’housing sociale. Purtroppo, però, da una verifica sull’efficacia dei provvedimenti a due mesi dal via libera, le domande di ampliamento e di demolizione con ricostruzione sono meno di 20 in tutta la regione. Evidentemente le preoccupazioni a suo tempo espresse rispetto alla concreta applicabilità della normativa erano legittime. A questo punto risulta indispensabile e urgente la revisione di alcune delle norme in questione per rendere più veloce la concreta attuazione delle misure”.
 
IL SETTORE EDILE, DETERMINANTE PER L’ECONOMIA REGIONALE
“L’attuazione di queste misure certamente mirano a risolvere problemi sociali reali della popolazione regionale, ma dalla loro attuazione si darà anche impulso a un settore produttivo fondamentale per l’economia del Lazio. Basta considerare che il comparto delle costruzioni nella nostra regione determina un PIL pari al 7,5%, attivando con l’indotto altre quote consistenti della produzione regionale. Dal punto di vista occupazionale fa registrare circa 180 mila dipendenti, che rappresentano oltre il 40% del totale degli occupati nell’intero settore industriale, di gran lunga superiore alla media nazionale pari al 28%”.
“La grave crisi economica e finanziaria che ha colpito l’industria delle costruzioni alla fine del suo ultimo ciclo espansivo, ha determinato effetti sulla struttura delle imprese e avviato un rilevante processo di espulsione dal mercato e di crescita della disoccupazione. Diventa, quindi, urgente intervenire per evitare un processo di destrutturazione e per sostenere un settore che da sempre svolge nei nostri territori un’importante funzione anticiclica”.