Lettera aperta di Emilio Corteselli alla Gazzetta Falisca

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del dott. Emilio Corteselli :

“Nella giornata di ieri mi è stato recapitato nella cassetta postale  il numero di ottobre 2009 della Gazzetta Falisca, giornale con il quale ho anche collaborato in passato tramite una rubrica fiscale, e ho letto la rubrica pubblicata a pagina 11: “Non solo i pesci abboccano”.

Ora, conoscevo l’orientamento laicista della rivista, ma un livello così alto di ostilità alla religione cattolica non lo avevo mai riscontrato.

E’ noto peraltro che sono un militante del centro-sinistra civitonico e che recentemente mi sono spostato da posizioni tradizionalmente “cattolico-democratiche” a posizioni più vicine ai “teodem” ed alla “rosa per l’italia”; non entro chiaramente nel merito di queste scelte politiche perchè il discorso sarebbe particolarmente complesso.

Non entro neanche nel merito scientifico del miracolo di “San Gennaro”, perché non ho gli strumenti per farlo, anche se bisogna ricordare che è la Chiesa la prima ad esser “scettica” sui miracoli e che prima di riconoscerli effettua tutti gli accertamenti del caso.

La mia riflessione voleva invece essere di carattere antropologico.

All’origine del “laicismo”, stanno anzitutto alcune idee-forza, o dinamiche profonde della nostra civiltà: il relativismo  permea la nostra cultura e vita sociale.  Il nichilismo  sta avendo molto fortuna ed è la decisiva causa culturale del malessere diffuso tra la gioventù. Tra relativismo e nichilismo è infatti stretta la parentela ed è diffusa nell’aria la convinzione che anzitutto ad essi risalgano  i più profondi motivi di inquietudine e di crisi della civiltà a cui apparteniamo.
I segni e le cause di questa crisi sono in realtà facili da individuare. Si tratta anzitutto della tendenza delle scienze empiriche a considerare l’uomo come un “oggetto”, come tale conoscibile e “misurabile” attraverso le forme dell’indagine sperimentale: questo approccio è certamente legittimo, anzi indispensabile per il progresso della conoscenza e della cura di noi stessi, ad esempio per la cura delle malattie fisiche e mentali, o anche per indirizzare più puntualmente le varie metodologie educative. Quando però si considera quella scientifica come l’unica forma di conoscenza del nostro essere che sia davvero valida ed universalmente proponibile, come di fatto avviene in una pubblicistica diffusa e influente anche se di per sé largamente superata, si finisce con il negare che l’uomo sia anzitutto e irriducibilmente “soggetto” il quale, proprio nella sua intrinseca e ineliminabile soggettività, non può mai essere totalmente oggettivato e conosciuto in maniera adeguata attraverso le scienze empiriche.
Mi rendo conto che questi pensieri possono risuonare molto lontani e astratti rispetto alla linea editoriale della Gazzetta Fallisca, ma dovete tenere presente che una parte consistente dello elettorato di centro-sinistra è ancora ancorato a questi valori; quando quindi  “ridicolizzate” i miracoli, offendete la  loro intelligenza.

Ho fatto  questo ragionamento perché la persona, nella visione cristiana (cfr J.Maritain), è fatta non solamente di mente e corpo, ma anche di una componente trascendente che è lo spirito; ed è lo spirito, peraltro componente della SS Trinità, che genera i miracoli.

Vorrei terminare questa breve riflessione riportando un passo del Vangelo che è  incredibilmente calzante rispetto alla riflessione in oggetto “ Lazzaro ed il ricco Epulone”. Si tratta di una parabola di Gesù raccontata solamente nel Vangelo secondo Luca (16.19.31) È anche conosciuta come la Parabola del Ricco e del mendicante Lazzaro.

« C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti…. E quegli replicò: allora, padre, ti prego di mandarlo  casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: no, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi. »   (Luca 16,19-31) ”
Civita Castellana li 09/10/2009                                Emilio Corteselli