LA CLINICA SANTA TERESA E LA SANITA’ NELLA TUSCIA

La CGIL come sindacato confederale ha sempre avuto una visione d’insieme dei servizi pubblici, lottando perché fossero sempre garantite, contemporaneamente due condizioni imprescindibili:

la qualità  dei servizi erogati a tutti i cittadini e la tutela del lavoro, quest’ultima nel duplice aspetto di tutela dell’occupazione e garanzia dei diritti dei lavoratori.

Questa visione d’insieme ha permesso alla CGIL di diventare il più grande sindacato italiano, evitando le trappole del corporativismo, di chi guarda solo i propri interessi, anche quando sono a scapito della collettività  tutta.

Questa visione ampia permette alla CGIL oggi di parlare con cognizione di causa dalla situazione della sanità Viterbese. Lo facciamo con preoccupazione e con fermezza insieme.

Ormai ci sono troppi segnali che fanno temere una deriva pericolosa, da una parte per i servizi sanitari da garantire ai cittadini della Tuscia e dall’altra per la tutela dei posti di lavoro degli operatori della sanità.

Prendiamo tre esempi eclatanti di questa deriva: l’annunziato piano (ora rientrato) di tagli dei posti letto nei presidi ospedalieri della nostra provincia, che penalizzava gravemente la sanità pubblica, con vistosi ridimensionamenti, che in alcuni casi sfioravano la chiusura per l’Ospedale di Tarquinia, Civita Castellana, Acquapendente e Ronciglione.  Questo in una situazione in cui l’ASL di Viterbo aveva ed ha un numero di posti letto, rispetto agli abitanti di gran lunga inferiore agli standard previsti dalla Regione stessa (che, nello stesso piano, si era ben guardata dal tagliare i posti letto nelle ASL romane).

Un altro esempio è la situazione della Residenza Sanitaria Assistita di Faleria, in cui la direzione ha già annunciato la cassa integrazione ed in prospettiva la messa in mobilità per molti dipendenti.

Lì la situazione è paradossale: la struttura è andata incontro negli anni scorsi ad una impegnativa ristrutturazione dei reparti, che adesso sono di ottimo livello. Per questo motivo non ha utilizzato per alcuni anni il budget messo a disposizione dalla Regione per i ricoveri nei posti letto momentaneamente chiusi. Al momento della fine dei lavori la Regione non riconosce più l’accreditamento su 50 dei 70 posti letto autorizzati. Ma la Regione stessa ha accreditato 120 posti in RSA presso una struttura, gestita dalla stessa società, che si trova a Roma. Di nuovo la Tuscia appare il luogo dove si può impunemente tagliare.

La situazione più eclatante e paradossale appare comunque quella della Santa Teresa, clinica storica nella nostra provincia, relativamente piccola nelle dimensioni, una quarantina di posti letto accreditati fino a pochissimo tempo fa.

Qui la proprietà  ha fatto un investimento forte, rischiando i propri capitali: ha costruito una grande struttura per circa 200 posti letto, attrezzandola con tecnologie moderne, arricchendola con ambulatori e potenzialmente offrendo un servizio qualificato alla collettività.

Vi sono stati problemi legali, che hanno portato ad una sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio, favorevole all’Azienda, per cui da mesi quest’ultima aspetta dalla Regione l’autorizzazione per l’apertura della clinica e per lo spostamento dei 25 posti letto, attualmente accreditati, dalla vecchia alla nuova struttura.

La Regione non risponde.

Nel frattempo i pazienti attualmente ricoverati sono curati in una struttura inadeguata e quasi fatiscente, ingenti spese vengono dedicate a mantenere la nuova struttura in buone condizioni, e la comunità non gode di un servizio che potrebbe ridurre la mobilità passiva verso altre province ed altre Regioni. In più, vista la riduzione dei posti letto accreditati presso la vecchia struttura, la Direzione minaccia riduzioni d’organico e messa in mobilità, se non si apre la nuova struttura.

Qui veramente è difficile capire e dare significato a questa (non) scelta della Regione, a meno di non vedere di nuovo un atteggiamento se non punitivo sicuramente distratto nei confronti dei bisogni della comunità  viterbese.

Non ha molto senso impedire un trasferimento, da una struttura vecchia ad una nuova, di posti letto già accreditati, e questo non comporta un aumento di spesa. Non ha molto senso negare l’autorizzazione all’apertura di reparti,la cui retta non è a carico della Regione.

Difficile capire l’atteggiamento della Regione.

Questo anche in una visione in cui si voglia dare priorità (come del resto sempre ha fatto la CGIL) al servizio pubblico.

Ma dare priorità  al Servizio pubblico presuppone appunto dare gli strumenti al pubblico per funzionare, significare dare la possibilità di monitorare l’attività del settore privato con gli strumenti corretti che la normativa offre (diremmo, anzi impone). Questo in una visione in cui sanità pubblica e sanità privata possono sostenersi in un progetto virtuoso d’integrazione: ciascuno può fare quello che risponde meglio alla sua vocazione ed alla sua struttura organizzativa e può demandare all’altro ciò che l’altro sa fare meglio. Vi può essere una sfida in positivo nella capacità di rispondere efficacemente alle richieste dell’utenza, che fatalmente pretenderà  il meglio anche nell’altro contesto di cura.

La sfida della CGIL da questo punto di vista è fare sì che contemporaneamente alla salvaguardia dei diritti degli operatori sia rilanciata l’opera di “servizio” per la comunità che la sanità privata offre, in un quadro d’equilibrio, di raccordo e d’integrazione con il pubblico.

In questa visione non possiamo non chiedere alla Regione uno scatto d’orgoglio e coraggio. Conosciamo benissimo la voragine dei conti che la giunta di Centro destra di Storace ha lasciato, il che ha chiesto uno sforzo immane per risalire la china, con un governo, di nuovo di centro destra, che forse ha tifato per la sconfitta, che ha elemosinato le risorse anche quando erano dovute e necessarie.

Capiamo tutto questo, ma non ci accontentiamo. Chiediamo uno slancio in avanti, un investimento vero sui nostri territori, una risposta non equivoca sulle esigenze della santità viterbese, pubblica e privata.

Il rovescio della medaglia non è solo la mancata erogazione di servizi a tutti i cittadini, ma un clima d’angoscia per i lavoratori che si sentono esposti a tutte le minacce, che nella condizione di precarietà  diventano ricattabili, che nell’illusione di ingraziarsi i datori di lavoro, rinunciano ai loro diritti fondamentali, frutto d’anni di lotte e di sacrifici.

La CGIL rilancia la lotta per la tutela dei diritti dei lavoratori, della loro dignità, del loro posto di lavoro e contemporaneamente rilancia la mobilitazione della comunità della Tuscia per una sanità, nella nostra Provincia, moderna ed efficiente.   

Viterbo, 14 ottobre 2009 
 

IL SEGR. SANITA’ PRIVATA FP CGIL VT     IL SEGRETARIO GENERALE FP CGIL

       STEFANIA FOLLETTI       SERGIO RICCARDI